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L’ “Antica Corte Pallavicina” – Il Palazzo delle due torri

Alla metà del XIII secolo Uberto Pallavicino detto il Grande, Vicario Imperiale per la Lombardia, dopo aver ricevuto l’investitura del feudo di Polesine, ordina la costruzione di una fortificazione per il controllo militare del porto sul Po, l’esazione dei dazi e la custodia del sale proveniente dalle saline di Salsomaggiore. La fortificazione sorge proprio dove si trova oggi il Palazzo delle due torri.

Successivamente Rolando Pallavicino “il Magnifico”, invece di restaurarla, erige una nuova rocca, meglio munita e più vicina al fiume.

La vecchia fortezza, lasciata in abbandono per oltre due secoli, viene riadattata tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, per divenire piccola corte di residenza di Bianca, amante di Galeazzo Pallavicino ed in suo onore viene denominata “Casino Bianco”.

Nell’occasione si aprono gli antichi muri difensivi con ampie finestre e le due torri racchiudono un loggiato a due ordini di arcate poggianti su colonne circolari. L’edificio è rialzato, dotato al pianterreno di soffitti a volte e di camini in ogni stanza. Al primo piano si apre un unico salone a cassettoni, che sarà frazionato nel Seicento.

Nelle torri viene ricavata una sala a ogni livello, e al piano terra è allestita una nuova cucina, meno soggetta alle periodiche inondazioni del Po di quella posta al piano interrato.

A quest’epoca risalgono le decorazioni del ciclo dello Zodiaco, al piano terra della torre sud, quelle dell’Olimpo della sala adiacente ed il fascione di gusto rinascimentale della cucina, oggi in gran parte perduto. Nel Seicento vengono dipinte le attività di caccia e pesca lungo il Po nella torre nord.

Antonio Maria Pallavicino affitta il palazzo al Patrimonio dello Stato nel 1790, che lo adibisce a caserma per i Dragoni confinari. Il Palazzo è dotato di feritoie e ritorna ad essere fortificato come in antico. La calce cancella le tracce dei dipinti presenti sui muri e sulle volte.

Negli anni Trenta dell’Ottocento la presenza del Po si fa sempre più invadente: le sue acque, allagando violentemente le cantine sotterranee, provocano cedimenti alle fondazioni. Per evitarne il crollo, l’edificio viene abbassato di un piano. Nel 1897 i Pallavicino cedono l’antica residenza ad Alberto Galeotti (1825-1900), già Sindaco di Soragna, che vorrebbe insediarvi un asilo per la popolazione del paese. Ma il Comune, per le continue piene rovinose alle quali il Palazzo è soggetto, trovandosi al di fuori dell’argine maestro, decide di spostare l’asilo vicino alle scuole. Nel 1904 gli eredi Galeotti vendono il complesso all’imprenditore bussetano Giuseppe Muggia (1861-1945), di origini ebraiche, titolare del servizio di tramvie a vapore da Parma a Busseto e Zibello e dell’impresa di trasporti fluviali. Il Palazzo viene adibito in buona parte a deposito dei materiali per i cantieri sul fiume e per le tramvie.

Nel 1905 la famiglia Spigaroli prende in affitto il podere e si adatta a vivere in una parte del Palazzo in condizioni di estrema precarietà, coi locali del piano terra allagati diverse volte l’anno dal Po, che si avvicina sempre più e che, nel corso di una piena devastante, distrugge una delle due corti.

Nel 1941 Giuseppe Muggia, a seguito delle leggi razziali, vende l’antico edificio all’amico Zemiro Usberti, ricco possidente di Pieveottoville, che aveva già acquistato il podere circostante, tentando di mettersi in salvo. Catturato a Venezia verrà tradotto in campo di concentramento in Germania da cui non farà più ritorno.

Il Palazzo torna ad essere una fattoria e gli spazi non destinati all’uso agricolo accolgono le misere abitazioni di renaioli, pescatori e boscaioli che, con le loro attività, traggono beneficio dalle acque del Po, giunte ormai a lambirne i muri.

Negli anni Ottanta del Novecento il degrado dell’immobile è tale che la proprietà decide di venderlo. Viene acquistato nel gennaio 1991 dai fratelli Spigaroli – in omaggio alle tre generazioni della famiglia succedutesi sul podere – che iniziano i lavori di restauro e restituiscono la dignità perduta a questa antica residenza Pallavicina ricca di storia e di fascino.